Luciana Barletta, coach e Master Reiki a Roma

Sono nata a Potenza il 19 luglio 1971.

Mi piace pensare alla nascita non soltanto come al momento in cui veniamo al mondo, ma come all'istante in cui qualcosa di noi accetta di entrare nella materia, in un tempo, in un luogo e in una storia precisa.

A 20 anni sono arrivata a Roma. Da lì la mia vita ha preso nuove forme: l'incontro con Francesco, la nascita dei nostri figli, le scelte, i cambiamenti, le perdite e tutte quelle esperienze che, nel tempo, hanno continuato a trasformarmi.  Oggi guardo a questi passaggi non solo come tappe biografiche, ma come parti di un cammino più ampio di incarnazione, esperienza e coscienza.

Non sento di raccontarmi attraverso diplomi, titoli o qualifiche. Tutto ciò che ho studiato e incontrato ha avuto valore perché è diventato esperienza vissuta. Il mio vero percorso formativo è stato anche la vita: gli incontri, le trasformazioni, le perdite, le scelte, le domande e tutto ciò che mi ha chiesto ogni volta di diventare più presente. 

 

Il mio cammino nasce da una ricerca che mi accompagna da molti anni: comprendere chi siamo oltre ciò che abbiamo imparato a essere, oltre i ruoli, le abitudini, le paure, gli automatismi e le immagini che nel tempo abbiamo costruito di noi stessi.

Non ho mai sentito questa ricerca come il tentativo di diventare qualcun altro. Al contrario, è sempre stata un andare più in profondità, togliendo lentamente ciò che non mi appartiene, per avvicinarmi a qualcosa di più essenziale, autentico e vero.

Nel tempo questa ricerca è diventata ascolto, esperienza, trasformazione e, naturalmente, servizio.

 

Una spiritualità incarnata

Ho compreso che la spiritualità, per avere senso, deve poter essere vissuta. Deve entrare nella quotidianità, nelle relazioni, nel lavoro, nel corpo, nelle scelte, nel denaro, nelle separazioni, nelle perdite e in tutto ciò che la vita ci porta a incontrare.

Non una spiritualità che ci allontana dal mondo, ma una presenza che ci permette di abitare il mondo senza perderci dentro di esso.

Trasformare il piombo in oro

La vita, a volte, ci conduce in territori che non avremmo scelto. Esperienze che rompono gli equilibri, mettono in discussione ciò che credevamo di sapere e ci costringono a guardarci più profondamente.

È proprio lì che, per me, può iniziare qualcosa di nuovo.

Quando smettiamo di essere soltanto trascinati da ciò che accade e iniziamo ad ascoltare ciò che quell’esperienza sta muovendo dentro di noi, anche ciò che sembrava soltanto dolore, limite o difficoltà può rivelare una forza nascosta.

Non cancellare ciò che è stato, ma permettergli di trasformarsi in coscienza.

Il mio lavoro nasce da qui.

Oggi accompagno persone e gruppi in percorsi di consapevolezza e trasformazione, integrando coaching, lavoro energetico, conoscenze simboliche, pratiche di presenza e tutto ciò che, nel tempo, è diventato parte viva della mia esperienza.

Non considero però il mio lavoro un insieme di tecniche.

Per me è prima di tutto un incontro.

Uno spazio in cui rallentare, osservare ciò che normalmente non vediamo, riconoscere gli automatismi che guidano le nostre scelte e tornare progressivamente in contatto con la parte più profonda di noi. Una voce che non ha bisogno di gridare.

È quella parte di noi che sa.

Più diventiamo presenti, più possiamo ascoltarla. E più impariamo ad ascoltarla, più la vita smette di essere qualcosa a cui reagire e può tornare a diventare uno spazio da abitare consapevolmente.

Essere nel mondo, senza essere del mondo

Viviamo in un tempo straordinario e complesso. Tecnologia, intelligenza artificiale e strumenti sempre più evoluti stanno trasformando il nostro modo di vivere e di lavorare.

Io non credo che la risposta sia rifiutare ciò che arriva. E nemmeno consegnargli il nostro potere.

Credo che la vera sfida sia rimanere centrati, affinché ogni strumento possa essere utilizzato consapevolmente e messo al servizio della Vita, invece di allontanarci da noi stessi.

Abbiamo sempre più strumenti per risparmiare tempo e, paradossalmente, sentiamo di averne sempre meno.

Corriamo. Produciamo. Rispondiamo. Reagiamo.

E rischiamo di dimenticare il nostro ritmo.

Riconnettersi al proprio Sé significa anche questo: uscire dalla meccanicità e tornare ad abitare il proprio tempo.

Ascoltarsi.
Riconoscere ciò che conta davvero.
Scegliere, invece di essere continuamente scelti dalle circostanze.

Essere nel mondo senza essere del mondo.

Anima ad anima

È da questa visione che nasce anche il mio modo di incontrare l’altro.

Un incontro che sento profondamente anima ad anima, in cui la distanza si fa più sottile e ciò che chiede di essere visto può emergere senza essere forzato.

Non per indicare all’altro chi dovrebbe diventare, ma per accompagnarlo più vicino a ciò che è già.

Credo che dentro ogni essere esista una scintilla originaria che nessuna esperienza può cancellare.

E credo che il vero cambiamento non nasca dal costruire una versione migliore di noi stessi.

Nasca dal ricordare.

Ricordare profondamente chi siamo

Da qui nasce anche la visione che oggi desidero portare sempre più nel mondo: creare spazi di incontro, crescita, bellezza, arte e condivisione, nei quali le persone possano riconnettersi alla propria unicità e, nello stesso tempo, sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Perché più ritorniamo a noi stessi, più possiamo incontrare veramente l’altro.

E forse è proprio da lì che può nascere un modo nuovo di vivere insieme.